17 settembre 2016

Attenzione, questo non è un articolo contro le Paralimpiadi, ma un articolo contro di noi che le paralimpiadi le guardiamo.




In questi giorni di medaglie e imprese strabilianti, si sprecano gli elogi alla forza d'animo, alla capacità di non arrendersi di fronte alla difficoltà. Facebook viene inondato di opinioni, articoli che elogiano e chiamano eroi questi atleti per le imprese di cui sono stati capaci nello sport.
Tutti spendono (spendiamo) frasi toccanti per descrivere questi atleti meravigliosi.
Ma la verità è che questi atleti sono degli eroi per quello che affrontano ogni giorno nella vita reale, sono degli eroi come uomini, come donne, non come atleti, perché in Italia per vivere da diversamente abile bisogna essere eroi anche se non si è atleti.
Troppo facile "esserci" quando si vedono certe imprese in tv, troppo facile sentirsi vicini a queste persone condividendone solo le gioie. Perché non tutti hanno avuto la fortuna di incontrare strutture adeguate, non tutti hanno la possibilità di fare sport, non tutti hanno avuto la forza di rimettersi in gioco ed è a quelle persone che dovrebbe andare il nostro sostegno.
In Italia abbiamo dei grossi problemi ad accettare la sofferenza altrui, tendiamo ad allontanare, ad emarginare chi ci ricorda che la vita può essere difficile, a volte c'è anche della cattiveria inconcepibile verso persone in difficoltà, non solo disabili.

Sono stato recentemente negli USA, un paese che ha sì mille difetti, ma ha una considerazione dei diversamente abili che in Italia possiamo solo sognare. Non diamo la colpa allo stato e alle istituzioni, come facciamo sempre quando vogliamo trovare una giustificazione alla nostra stupidità, sono le persone che fanno lo stato. Così come negli Stati Uniti sono le persone che hanno un occhio di riguardo per chi è meno fortunato. C'è un'attenzione e una voglia di aiutare che stupisce chi non è abituato, ad ogni angolo, in ogni situazione c'è sempre qualcuno pronto ad aprire una porta a una persona in sedia a rotelle, c'è sempre qualcuno disponibile a dare una mano, non importa quanta fretta ha, non importa se è assorto nei suoi problemi, ognuno è pronto a mettersi a disposizione di chi non può muoversi liberamente. La cosa che stupisce ancora di più è che lo fanno con una sensibilità che la maggior parte di noi non ha.
Ora è facile scrivere belle frasi davanti a un'impresa, ma quanti di noi nella fretta di prendere la metropolitana al mattino, nei mille impegni giornalieri, hanno la voglia e la sensibilità anche solo di accorgersi che c'è qualcuno che può avere bisogno di una mano?

Quanti di quelli che hanno condiviso la medaglia di Zanardi, che magari hanno un negozio, un bar, un ristorante, si sono preoccupati di rendere accessibile il loro locale a chi si muove su una sedia a rotelle?
Un'altra cosa che, per esempio, mi ha stupito degli Usa è che non esiste un luogo che non sia accessibile, quasi non esistono barriere architettoniche. Qui sì che c'entrano le leggi e lo stato ma si tratta sempre di quella sensibilità di cui parlavo prima. Anche in Italia ci sono delle leggi, probabilmente fatte male e applicate ancora peggio, ma poi sta a noi rispettarle senza trovare il sistema di aggirarle.
Quanti negozi, bar, ristoranti, locali pubblici in genere sono veramente accessibili, ci avete mai fatto caso? Come quella famosa gelateria in centro a Milano, che ha il bagno per disabili in cima a tre scalini.
Quanti ristoranti per avere quattro coperti in più chiudono lo spazio necessario a far circolare una sedia a rotelle? "Sì, ma poi nel caso fanno spazio". No, perché nel momento in cui non lasci la possibilità a una sedia a rotelle di muoversi in autonomia, hai già escluso, hai già emarginato, hai già fatto passare la voglia di entrare nel tuo locale.
Quante volte avete visto una persona in sedia a rotelle prendere un autobus? Nessuna? Forse una? Quante volte in metropolitana? Vi siete mai chiesti perché? Non è solo lo stato che si deve preoccupare di eliminare le barriere architettoniche, non sono solo i disabili che devono lottare per i loro diritti, è un nostro dovere, di tutti, occuparci di questi aspetti della vita di tutti i giorni. Le paralimpiadi sono una cosa magnifica, le medaglie vinte sono un esempio di vita per tutti, ma la vita vera di queste persone è piena di difficoltà e basterebbe veramente poco per renderla più accessibile, basterebbe veramente poco per dare una mano, anche se abbiamo fretta, anche se dobbiamo timbrare, anche se i nostri problemi vengono sempre prima di quelli degli altri.






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