28 maggio 2026

In quanti modi si può decidere di iniziare a leggere un libro? Per sentito dire, per una recensione, perché ci incuriosisce la copertina, perché ce lo ha consigliato un amico o un’amica, ce ne sono tanti, tantissimi, ma credo di aver scovato uno dei più curiosi e inaspettati qualche giorno fa.



Ho visto un post che parlava del sistema bibliotecario digitale, Mlol, che si trova sia come app, con e-reader incluso, che sul web. Così per curiosità ho deciso di scaricarla e vedere come funzionava. Leggo spesso su smartphone, è un modo che seppur non ideale per gli occhi mi permette di leggere molto più spesso di quanto farei solo su carta, che comunque continuo ad usare. Mi trovo spesso a leggere due libri contemporaneamente, uno su carta nei momenti di relax o quando posso portarlo comodamente in giro e uno su smartphone per evitare di scrollare troppi contenuti inutili nei momenti di attesa o di noia.

Questo l’ho iniziato quasi per sbaglio, perché ne sto leggendo già due nel frattempo. Mi son fissato con i libri Iperborea per le grafiche e il formato e nel sistema non sapevo cosa cercare e così ho scritto Iperborea, era l’unico disponibile e allo stesso tempo libero. L’ho scaricato per vedere com’era l’e-reader dell’app, ho giocato un po’ con la visualizzazione e poi ho provato a leggere la prima pagina per capire se fosse comodo. Da quel momento ci sono caduto dentro e non sono più riuscito a fermarmi fin quando non l’ho finito (sono solo 117 pagine).

È un libro importante, per quello che tratta ma anche per il modo in cui è scritto, sembrano pensieri sparsi ma è solo un percorso che viene tracciato nel tempo e nello spazio, un tempo e soprattutto uno spazio che è vissuto in modo completamente diverso da quello che sono, siamo abituati, noi che non abbiamo disabilità. Parla di filosofia, parla di vita, dei problemi che deve affrontare quotidianamente una persona con una mobilità diversa da quella comunemente concepita dalla nostra società, dell’accettazione del proprio corpo, ma anche del mondo che si vede da quella posizione. Parla del non arrendersi a chi vorrebbe che in fondo certa gente se ne stia a casa e non crei disagi agli altri, che non faccia perdere tempo, ma soprattutto parla di vita, di una vita come quella di tutti. 

Mi ritengo una persona molto sensibile al tema della disabilità e della discriminazione delle persone con disabilità, una discriminazione, ma soprattutto una mancanza di attenzione che in Italia è sistematica e sconfortante, a tutti livelli, da quello istituzionale a quello architettonico e culturale. Onestamente non ci avevo mai fatto molto caso prima di trovarmi in prima persona ad avere a che fare con persone con disabilità e prima di viaggiare negli Stati Uniti, dove il livello di attenzione verso certe tematiche è di un altro pianeta, a livello culturale, non solo dal punto di vista di accessibilità. Ed è infatti curioso come nel libro la California sia vista come il luogo “sicuro” come una seconda casa, un posto dove stare bene (e l’autore vive a Oslo, dove comunque il livello di civiltà è alto). Nonostante la mia familiarità con il tema, questo libro ha portato a un altro livello la mia comprensione di ciò che è che soprattutto non è essere diversamente abile. Potrebbe forse risultare uno shock per chi non si è mai rapportato con questa tematica, ma uno shock positivo, necessario, per ambire a una società migliore, in un tempo in cui tutti gli sforzi sembrano indirizzati a peggiorarla.