23 febbraio 2018



La vicenda EMA è ormai ampiamente di dominio pubblico. Come tutti sanno, Milano, per l'assegnazione dell'Agenzia del Farmaco, era favorita fin dal principio, ma al voto finale è arrivata a pari merito con Amsterdam che ha vinto poi al sorteggio, come da regolamento.
Successivamente è sorto più di un dubbio sulla capacità di Amsterdam di soddisfare i requisiti e sono venuti fuori documenti secretati, sedi provvisorie che non erano quelle presentate inizialmente, dubbi sul crono programma dei lavori, sia per la sede provvisoria che di quella definitiva e non ultimo un aumento dei costi d'affitto. Insomma una vicenda non del tutto trasparente, tenuta nascosta molto probabilmente con la complicità di qualcuno che avrebbe dovuto valutarne la candidatura e che ora si è dimesso (il funzionario della Commissione Europea responsabile della procedura).

Dopo un primo periodo di incertezza, perché forse nessuno si sarebbe aspettato che l'Olanda usasse il gioco delle tre carte come un'italiano qualsiasi, il Comune di Milano e il Governo stanno spingendo forte per far sì che il verdetto, viziato da una condotta probabilmente scorretta, venga ribaltato.

Le speranze sono poche, ma quello che sta accadendo va al di là della sola assegnazione dell'Agenzia e si ricollega in parte al discorso che facevo sulle biciclette in condivisione.

Quello che sta accadendo è che l'Italia, guidata da Milano, un paese in cui l'Europa ripone pochissima fiducia nella capacità di mantenere il rigore e rispettare le regole, si trova in una posizione che fino ad oggi non aveva mai occupato. Sta dando lezioni di correttezza e legalità ad Amsterdam, all'Olanda e all'Europa tutta.

Andando a fondo nella questione, il Comune di Milano e il Governo stanno dimostrando che l'Italia non è più (o non solo) quella dei furbi e del malaffare, ma è quella che pretende che gli altri siano corretti come lo è stata lei in questa vicenda. Questo significa che oggi può competere, se non addirittura essere migliore di una paese del Nord Europa, se la scorrettezza di Amsterdam venisse confermata.
Come giustamente ha detto Sala: "Pensate se fossimo stati noi a fare una cosa del genere...".

Comunque andrà, molto probabilmente male, questa vicenda ci avrà fatto guadagnare un'immagine rinnovata e una credibilità che forse non abbiamo mai avuto.

Tutto questo, a mio avviso, è stato possibile principalmente grazie a un Sindaco che oltre ad avere avuto esperienze nell'amministrazione pubblica, è stato vicino al mondo corporate e alle aziende. Una persona che ha vissuto nelle stanze dove si prendono decisioni che muovono capitali, che sa come si spostano e sa come cogliere le occasioni per portarli a Milano, insieme ai tanti posti di lavoro che inevitabilmente prendono vita da questi capitali. Una cosa di cui Milano ha bisogno come l'aria per affermare la sua leadership in Europa.
Il capoluogo lombardo, con le opportunità aperte dalla Brexit, ha la possibilità di diventare una nuova piccola "city" e questo è solo il primo passo di una partita importantissima, che dipende anche da quello che uscirà dalle urne in Regione, il 5 marzo.
Ma su questo ci tornerò in un altro momento (spero di riuscire a farlo prima del 4 marzo).

27 gennaio 2018



Il fascismo, il nazismo, l'olocausto ci sembrano sempre delle cose lontane, che sono capitate in un periodo buio e non possono capitare più. Queste piccole pietre invece, più di ogni altra cosa ti fanno capire che il nazifascismo era molto più vicino a noi di quello che sembra, nella nostra vita di tutti i giorni.

Solo nel mio quartiere, Piola, Città Studi a Milano ce ne sono quattro, una in Via Stradella, una in Via Plinio, una in Via Lombardia e una in Via Spontini.

A due passi da casa mia le persone venivano portate via e non tornavano più a casa, neanche in una bara.

Lì dove spesso andiamo a prendere una pizza (il primo "Spontini" in Via Spontini), che dicono sia la più buona di Milano ma non è vero, almeno non più, hanno portato via una persona, un italiano, una persona che è nata e vissuta qui, solo perché la pensava diversamente, o perché era di origine ebrea, rom, sinti, omosessuale, disabile. Ieri erano gli ebrei, oggi i migranti, domani saranno le persone con gli occhi azzurri, dopo domani sarai tu. La paura ingiustificata e l'ignoranza trovano sempre uno sfogo se non sono combattute.

La pietra nella foto è stata posata qualche giorno fa in Via Lombardia e la notte stessa è stata sfregiata, molto probabilmente dagli stessi vigliacchi che qualche mese fa hanno vandalizzato un'altra pizzeria, Little Italy in Via Tadino, solo perché è una pizzeria gay friendly.

Hanno marchiato la vetrina e i muri, proprio come si faceva poco tempo prima che le persone iniziassero ad essere portate via per non tornare più.

Per questo, così come quella volta ho pubblicato l'articolo sulla pizzeria su Facebook, dicendo a tutti di andarci, perché è quella la vera pizza al trancio più buona di Milano, ora pubblico la foto di questa pietra. Vi invito ad andarle a cercare, sono molto importanti per capire cos'è stato e cosa potrebbe essere ancora se abbassiamo la guardia.

Perché ogni volta che qualcuno cerca di cancellare o dimenticare la storia noi dobbiamo impegnarci affinché le persone intorno a noi mantengano viva quella memoria.







10 gennaio 2018



Il copione di Di Battista in TV ormai è abbastanza prevedibile.
Quando non sa cosa rispondere, o deve dare una risposta troppo netta che possa scontentare una parte dell'ampio e nebuloso bacino elettorale dei 5 Stelle, butta lì un "reddito di cittadinanza" a caso, accusa gli altri di rubare e nel mentre alza il tono di voce per chiamare l'applauso.
Ieri sera a Dimartedì ad un certo punto questo giochino si è inceppato. Così è andato in scena uno scambio di battute surreale e imbarazzante, sulle coperture finanziarie dell'eventuale abolizione della Legge Fornero. A volte solo trascrivendo una conversazione se ne può capire il senso, ma in questo caso ciò che viene fuori è un vuoto spaventoso, che chi si propone di governare il nostro Paese (i 5 Stelle, non Di Battista) non si può permettere.

FLORIS: Quanto può essere la spesa affrontabile per il percorso di riforma della Fornero dal punto di vista dei 5 stelle....

DI BATTISTA:  Il Movimento non ha mai avuto a disposizione il bilancio dello stato, quel che ha avuto a disposizione è un'esperienza...

FLORIS: Beh, sono 20 miliardi...

D: un'esperienza....

FLORIS: Sono venti miliardi... venti miliari ogni anno nella...

D: Un'esperienza nell'opposizione di discussione di provvedimenti finanziari che c'è stata in commissione bilancio...

F: Beh ma di venti miliardi, quanti ne pensate di coprire e in che modo per riformare a questo punto gradualmente la Legge Fornero?

D: Le ho già risposto in questo momento. Noi...

F: Sì due miliardi... (si riferisce alla legge anticorruzione)

D: L'intervento sul reddito di cittadinanza consente chiaramente e oltretutto di intervenire sulle pensioni, aumentando le pensioni minime a 780 euro al mese. E questo è un altro modo...

F: No questa è un'altra uscita, parliamo delle entrate...

D: Certo, però è un modo di intervenire...

F: Si somma ai 20 miliardi.

D: ... In una problematica che è quella relativa alle pensioni minime in Italia che è complessivamente...

F: Sì però questa è una spesa ulteriore ai 20 miliardi...

D: che le coperture le abbiamo trovate...

F: Ok, invece parliamo della Fornero.

D: Già le ho detto, con delle leggi che sono passate nel dimenticatoio di questa campagna elettorale, che sono la legge relativa al conflitto di interesse, legge relativa al...

GIANNINI: ma quelli non sono soldi, mi scusi...

D: Assolutamente sì, perché nel momento in cui tu contrasti, e mi meraviglio di lei che con Repubblica ha fatto vent'anni di battaglie, con la legge sul conflitto di interessi crei competitività e fai sì che il potere non sia accentrato nelle mani di pochi, lei lo sa perfettamente, rifacendo ripartire chiaramente...

GIANNINI: Quelle sono risorse dei privati, mi perdoni, qui stiamo parlando di denaro pubblico, per le pensioni serve denaro pubblico.


Intorno a questo scambio serrato, Di Battista parla come al solito di banche, si prende lo spazio per rifiatare, raccontare la situazione attuale e cercare di uscire dall'imbarazzo. Parla di legge anticorruzione e di sistemi piuttosto empirici di recupero dei soldi, senza mai dare cifre, senza indicare mai un provvedimento chiaro. Dice che bisogna avere il bilancio in mano per trovare le spese da tagliare, ammettendo implicitamente che non ha idea di dove siano quei 20 miliardi.
Indica anche provvedimenti sul lavoro e sul precariato come rimedio (indispensabili per facilitare l'ingresso al lavoro dei giovani), che però impiegano anni a far vedere risultati concreti e di certo non raggiungono i fatidici 20 miliari, neanche mettendoli insieme al recupero di denaro derivante da norme anticorruzione (altro provvedimento indicato in modo abbastanza confuso e senza avere idea delle cifre).
Qui trovate il video originale così potete valutare.

Ricordo che la Manovra finanziaria Monti, una delle più dure e contestate della storia, che fra le altre cose comprendeva anche tagli ai costi della politica, arrivava a 30 miliardi: 20 per coprire il deficit e 10 per interventi di crescita. Qui si parla di venti miliardi l'anno solo per coprire i costi, praticamente una manovra Monti all'anno alla quale si sommano le risorse per il reddito di cittadinanza.


17 ottobre 2017



Nelle scorse settimane a Milano sono arrivati due nuovi operatori di bike sharing con bici libere e, dal momento in cui il servizio ha preso piede, è stato un fiorire di post e articoli sui modi in cui vengono lasciate queste bici. Bici sugli alberi, bici nel naviglio, bici legate a i pali, chiuse nei cortili. Sembra che tutte le bici del bike sharing siano inaccessibili.
Non fosse però, che la stragrande maggioranza delle biciclette circola liberamente e vengono utilizzate da migliaia di persone ogni giorno. Molte di queste grazie a questi servizi hanno iniziato ad muoversi in bici, creando un circolo virtuoso che con il passa parola coinvolgerà inevitabilmente altre persone.
Questa continua condivisione di fatti deprecabili riguardo al bike sharing contribuisce a disegnarne un'immagine negativa e se continuasse con questi toni e volumi di condivisioni, alla lunga potrebbe anche compromettere il modo in cui il servizio è percepito dal pubblico, diminuendone l'utilizzo.

Il mio pensiero è che in fondo vogliamo che fallisca questo servizio.

Ormai ci sguazziamo nella condivisione delle cose peggiori della nostra società. Pagine come Roma fa schifo, o anche le pagine dei principali quotidiani che puntano allo share selvaggio e altre che spesso mostrano la parte più brutta di noi ci fanno stare bene, perché ci permettono di confrontarci con modelli che stanno ai margini della società e non con la parte migliore di questa.
La condivisione dell'inciviltà estrema ormai è diventato un modo di giustificare le piccole o grandi dimostrazioni di inciviltà di ognuno di noi e un modo di trovare una scusa a tutte le scappatoie che ci creiamo per renderci la vita più comoda a discapito degli altri.
Additare il fatto scandaloso ci da implicitamente il permesso di saltare la coda, parcheggiare sul marciapiede, non fare lo scontrino, perché in confronto a una bici nel naviglio è pur sempre un modo un po' più civile di comportarsi, no?

La riuscita di questo servizio basato sulla civiltà delle persone non ci darebbe più alcuna scusa, ci farebbe uscire dalla mentalità del "eh ma tanto siamo in Italia", quella consuetudine per cui diamo per scontato che cose belle capitano sempre fuori dal nostro paese, perché noi non siamo in grado di farle funzionare.
Questa mentalità giustifica anche i nostri fallimenti, perché se qualcosa non ci va bene è colpa della burocrazia, della gente che ruba o non paga le tasse (che poi è la stessa che si lamenta), dei politici. Se non ce la facciamo è perché siamo in Italia.
La riuscita di questo servizio, che mi duole dirvelo è già un dato di fatto, ci toglierebbe un pezzo di quella foglia di fico che giustifica ogni cosa, perché vorrebbe dire che si può fare qualcosa di bello nel nostro paese, che non è sempre tutto negativo e le persone sono anche capaci di avere rispetto e senso civico.
Se fallisse il bike sharing potremmo rimanere tranquilli nel nostro brodo di mediocrità senza sentirci in colpa, potremmo ancora andare in giro a dire che in Italia non si può fare niente e tutte quelle belle frasi fatte per sentirci bene nel nostro non far nulla per migliorare le cose e giustificare ogni nostra debolezza.

Oltre all'aspetto della condotta civile però ce n'è anche un altro che riguarda le nostre abitudini quotidiane sulla mobilità.
Il bike sharing ci da molte meno giustificazioni sull'uso dell'auto in città e inoltre legittima la bici come mezzo ideale per muoversi a Milano. I moltissimi detrattori del mezzo a due ruote e gli haters cronici dei ciclisti si vedono accerchiati da biciclette in ogni angolo e in un modo o nell'altro saranno costretti ad accettare che le nostre strade non sono solo divise fra mezzi a motore e pedoni, ma ci sono altre utenze che chiedono sempre di più spazio e hanno tutto il diritto di averlo.
Anche per chi "odia" la bici o è un irriducibile dell'auto in città, il bike sharing rappresenta una minaccia, del tutto ingiustificata, alla propria libertà di movimento. Un fallimento di questo servizio sarebbe una freccia in più all'arco di quelle persone che non riescono ad abbandonare una concezione ormai obsoleta e dannosa, per la nostra salute e per il nostro spazio, della mobilità cittadina.

16 maggio 2017



Com'è Alien: Covenant? Domanda difficile, partiamo dalle cose semplici: a me è piaciuto e il giorno dopo ci sto pensando parecchio. Quando un film non finisce al cinema, ma te lo porti dietro per tutto il giorno successivo pensando e ripensando a quello che hai visto, nel 99% dei casi è perché è un ottimo, o un buon, film con molte chiavi di lettura.Mi ha lasciato delle domande alle quali non è semplice rispondere subito.



Alien Covenant se affrontato guardandone solo la superficie può sembrare un film banale, senza nulla di nuovo. Ma la fantascienza non ha nulla di veramente nuovo da offrire da decenni, ed è quello il suo bello.
Il nuovo capitolo della saga riprende la filosofia di Prometheus: la ricerca di Dio, dei creatori, le risposte alle domande fondamentali dell'umanità. Lo fa però in maniera meno "istituzionale" rispetto al predecessore, riportando l'impianto della storia a una trama più classica e "pop".
Non per questo però si può ridurre tutto a film horror o di azione. Covenant porta a un livello superiore le questioni emerse nel primo capitolo, mostrandoci qualcosa che non sapevamo, ma lasciando molte domande su alcune questioni irrisolte. Per farla breve, la domanda "Perché gli Ingegneri ci hanno creato e ora vogliono distruggerci" rimane inevasa.
La cosa che lascia l'amaro in bocca è che di Ingegneri non se ne vedono, se non per pochi secondi di flashback, a parte la distesa di cadaveri. Il primo aspetto del film che cambia le carte in tavola è che quelli che pensavamo essere i "cattivi" di questa nuova "serie", si rivelano vittime.
Vittime indirette delle creazioni dell'uomo, che verosimilmente gli stessi ingegneri volevano distruggere con i virus delle loro navi.
Il fulcro del film è la sequenza iniziale fra creatore e creatura. Fra il "Padre" e David. Le domande che pone l'androide al suo creatore, sono le stesse che che si fa lui stesso. "Se tu hai creato me, chi ha creato te?". Se tu sei Dio per me, chi è Dio per te. In tutta la storia, la creazione, le implicazioni del creare forme di vita sono un tema centrale. La madre, il padre, Dio, sono temi fondamentali di tutti gli Alien.
La storia però prende una piega che è del tutto inedita.
L'androide in tutti i film è stato sempre l'elemento destabilizzante, il catalizzatore degli eventi catastrofici e delle morti dei vari equipaggi. Ma fino ad oggi quegli androidi erano stati programmati per farlo.
In Covenant, David, l'androide troppo simile agli umani che ha costretto a una modifica nelle versioni successive, possiede una sorta di libero arbitrio. È stato creato per poter creare, per creare arte, bellezza, ma esattamente come l'uomo, nello stesso modo in cui può creare bellezza, può creare anche distruzione.
Si ha quindi una proprietà transitiva, per cui l'uomo si sente come Dio, l'androide è stato creato per essere del tutto simile all'uomo, pertanto anche l'androide si sente Dio.
Ma c'è anche un altro aspetto. David soffre di una profonda sindrome di inferiorità, perché sa che non potrà mai provare quello che provano gli uomini. La sua ricerca ossessiva del bacio, la sua ostinazione nel parlare dell'amore fanno capire che soffre la sua condizione. Ha un profondo sentimento di rivalsa e di odio per chi gli ha dato la vita, ma non gli ha permesso di vivere veramente come un essere umano.
Questo alimenta la sua incredibile follia, la sua cattiveria verso qualsiasi cosa che non sia stato creato da lui e verso chi lo ha creato, direttamente o indirettamente.
L'alieno vero è una macchina creata dall'uomo e lo xenomorfo, fino ad oggi creatura orribile (in realtà bellissima) e misteriosa la cui origine non è mai stata scoperta, non è che un'altra arma di distruzione creata indirettamente dall'uomo. Anzi, creata dall'uomo (attraverso l'androide), perfezionando un'arma voluta dai suoi creatori per distruggerlo.



L'errore più banale che si può fare valutando questo film, è ridurre tutto alla paura dell'alieno, agli elementi che ancora una volta si ripetono. Mentre la trama base del film rimane familiare, astronave > alieno> pianeta sconosciuto> equipaggio che muore> Alien che in qualche modo sopravvive, tutto il resto intorno muta in modo irreversibile.
Altro errore che si può fare è valutare questi due film come due capitoli separati. La nuova tetralogia è da vedere come un unica opera, e nei prossimi gli Ingegneri torneranno sicuramente. Forse capiremo molto di più di cosa è successo prima che le loro navi partissero e perché David abbia scelto di sterminarli tutti appena arrivato sul loro pianeta.
Ultima considerazione, e lo dico un po’ a malincuore, in questi due film gli Alieni risultano marginali, sono “solo” creature che abitano mondi diversi dal nostro, non sono più l’elemento fondante della trama. La storia viaggia su un altro livello ma utilizza gli alieni per infondere paura e probabilmente si reggerebbe anche senza di loro.
Infine una critica, netta, alla colonna sonora. Non si può guardare un film come Alien con una colonna sonora che sembra uscita da Superman o Star Wars. Il tema scelto è di una banalità sconcertante e rovina l’atmosfera ogni volta che arriva alle orecchie.